{"id":3,"date":"2011-03-15T09:39:10","date_gmt":"2011-03-15T08:39:10","guid":{"rendered":"http:\/\/iconoclasta.noblogs.org\/?p=3"},"modified":"2011-03-21T13:39:59","modified_gmt":"2011-03-21T12:39:59","slug":"il-primo-documento-teorico-di-azione-rivoluzionaria","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/iconoclasta.noblogs.org\/?p=3","title":{"rendered":"Il primo documento teorico di Azione Rivoluzionaria"},"content":{"rendered":"<p><span style=\"font-size: small\">\u00ab<\/span><span style=\"font-size: small\"><em><strong>La borghesia pu\u00f2 far esplodere e distruggere il suo mondo prima di abbandonare la scena della storia. Noi portiamo un nuovo mondo qu\u00ec, nei nostri cuori. Quel mondo sta nascendo in questo istante.<\/strong><\/em><\/span><span style=\"font-size: small\">\u00bb (<a href=\"http:\/\/ita.anarchopedia.org\/Buenaventura_Durruti\">B. DURRUTI<\/a>) <\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: small\">E&#8217; vero quanto scrive Debord che la &#8220;vita quotidiana \u00e8 misura di tutte le cose: della realizzazione o piuttosto della non realizzazione di rapporti umani, dell&#8217;uso che noi facciamo del nostro tempo&#8221;. E&#8217; pacifico che il fine della rivoluzione oggi debba essere la liberazione della vita quotidiana. Una rivoluzione che mancasse di realizzare questo fine sarebbe una controrivoluzione. Siamo NOI che dobbiamo essere liberati, le nostre vite quotidiane, non universali, come &#8220;storia&#8221; o &#8220;societ\u00e0&#8221;. La liberazione rivoluzionaria ci si presenta come un&#8217;autoliberazione che raggiunge dimensioni sociali, non una &#8220;liberazione di massa&#8221; o una &#8220;liberazione di classe&#8221; dietro cui si nasconde sempre una \u00e9lite, una <a href=\"http:\/\/ita.anarchopedia.org\/gerarchia\">gerarchia<\/a>, uno Stato. Qualsiasi gruppo rivoluzionario che voglia sinceramente eliminare il potere dell&#8217;uomo sull&#8217;uomo deve spogliarsi delle forme del potere &#8211; gerarchie, propriet\u00e0, feticci &#8211; come dei tratti burocratici e borghesi che consciamente o inconsciamente rafforzano autorit\u00e0 e gerarchia e deve essere soprattutto consapevole che il problema dell&#8217;alienazione esiste per tutti, che, cio\u00e8 \u00e8 propria di tutti i gruppi organizzati &#8220;la tendenza a rendersi autonomi, cio\u00e8 ad alienarsi dal loro fine originale e a divenire un fine in se stessi nelle mani di quelli che li amministrano&#8221;. Ci\u00f2 \u00e8 macroscopicamente vero per i partiti ufficiali ma \u00e8 vero in generale. Il problema non pu\u00f2 che essere risolto completamente che nel processo rivoluzionario stesso, parzialmente con un drastico rifacimento del rivoluzionario e del suo gruppo. Azione Rivoluzionaria \u00e8 stato definito un &#8220;gruppo anarchico&#8221;, con gran dispiacere, pare, delle cariatidi ufficiali che pretendono il monopolio del termine. Ci\u00f2 che ha spinto a riunirci \u00e8 invero un&#8217;affinit\u00e0 nelle nostre rispettive esperienze culturali che si pu\u00f2 definire <a href=\"http:\/\/ita.anarchopedia.org\/Anarco-comunismo\">anarco-comunista<\/a>. Una delle prime azioni del gruppo, il ferimento di Mammoli, il medico assassino dell&#8217;anarchico <a href=\"http:\/\/ita.anarchopedia.org\/Franco_Serantini\">Serantini<\/a>, ha tutto il sapore di un risarcimento, del saldo di un vecchio contro che pesava sulla coscienza degli anarchici come pes\u00f2 l&#8217;assassinio di <a href=\"http:\/\/ita.anarchopedia.org\/Giuseppe_Pinelli\">Pinelli<\/a>. Ha il sapore della testimonianza di una presenza anarchica allo scontro in atto. Ma non si tratta solo di questo, anche se contribuire in qualunque maniera allo scontro \u00e8 oggi un imperativo categorico, per tutti. L&#8217;urgenza di una presenza anarco-comunista nasceva dalle riflessioni sulla storia recente del maggio francese del &#8217;68, sia della ripresa del movimento rivoluzionario in Italia quest&#8217;anno. La nostra attenzione si appuntava soprattutto sui caratteri nuovi di questo movimento che accentuava una linea di tendenza antiautoritaria, del resto gi\u00e0 presente, sino ai limiti di una rottura col passato. Il nuovo movimento non solo rifiuta quel mostro storico che \u00e8 il marxismo sovietico e quell&#8217;ibrido insipido che \u00e8 il marxismo italiano, pullulante di personaggi untuosi e melliflui, servi gesuiti di ogni potere, produttori di appelli inascoltabili (l&#8217;ultimo quello di Bobbio e soci, per la costituzione di una specie di SdS per la Resistenza contro il terrorismo, ha addirittura del grottesco), ma rifiuta anche il mito del proletariato industriale &#8211; classe rivoluzionaria, un mito che ha messo in un vicolo cieco il movimento dal &#8217;68 ad oggi e ha costituito l&#8217;alibi principe di tutto l&#8217;opportunismo extraparlamentare, prova ne sia il fatto che i gruppi i quali hanno cercato di riflettere pi\u00f9 fedelmente la &#8220;centralit\u00e0&#8221; operaia sono stati risucchiati dal riformismo, prova ne sia lo spazio che il PCI d\u00e0 oggi al gruppo trontiano dell&#8217;intero partito, una classica azione di recupero diretta verso l&#8217;esterno del partito. La liberazione di questo mito ha sprigionato e sprigioner\u00e0 energie di cui il movimento del <a href=\"http:\/\/ita.anarchopedia.org\/index.php?title=%2777&amp;action=edit&amp;redlink=1\">&#8217;77<\/a> \u00e8 soltanto l&#8217;annuncio. <\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: small\">Almeno tre aspetti vanno poi sottolineati: <\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: small\">1) Il <a href=\"http:\/\/ita.anarchopedia.org\/index.php?title=movimento&amp;action=edit&amp;redlink=1\">movimento<\/a> intuisce che nonostante si parli da pi\u00f9 di un secolo della scienza marxista, della critica scientifica della societ\u00e0 del capitale, il pensiero critico ha fatto ben pochi passi avanti ed ha avuto anzi un ruolo regressivo e repressivo nella coscienza delle masse, facendola aderire totalmente alla societ\u00e0 del capitale. Le contraddizioni del capitale e del suo sviluppo, su cui faceva perso la critica &#8220;scientifica&#8221; sono state assorbite e, insieme ad esse, anche la maggiore delle contraddizioni, quella fra lavoro e capitale. Dopo un secolo di impantanamento nelle contraddizioni oggettive del mondo delle merci, il movimento comincia a interrogarsi sulla necessit\u00e0 di instaurare una critica non delle classi ma degli individui, dei protagonisti in carne ed ossa e non dei fantasmi concettuali. Il movimento rivoluzionario sa di essere l&#8217;unica contraddizione del sistema capitalistico perch\u00e9 esprime ci\u00f2 che di umano non \u00e8 stato ancora represso nel processo di disumanizzazione, spersonalizzazione e massificazione. <\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: small\">2) Il <a href=\"http:\/\/ita.anarchopedia.org\/index.php?title=movimento&amp;action=edit&amp;redlink=1\">movimento<\/a> non rinvia lo scontro alle classi, ma lo assume in prima persona. L&#8217;azione \u00e8 diretta. Qualunque siano i risultati oggettivi, i riscontri soggettivi sono fondamentali. L&#8217;azione diretta rende gli individui consci di se stessi in quanto individui che possono mutare il loro destino e riprendere il controllo della propria vita. <\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: small\">3) Il <a href=\"http:\/\/ita.anarchopedia.org\/index.php?title=movimento&amp;action=edit&amp;redlink=1\">movimento<\/a> ormai riconosce l&#8217;inadeguatezza del vecchio progetto socialista, nelle sue varie versioni. Tutte le istituzioni e i valori della societ\u00e0 gerarchica hanno esaurito le loro &#8220;funzioni&#8221;. Non c&#8217;\u00e8 alcuna ragione sociale per la propriet\u00e0 e le classi, per la monogamia e lo stato. Queste istituzioni e valori, insieme con la citt\u00e0, la scuola, ecc, hanno raggiunto i loro limiti storici. E&#8217; tutto l&#8217;universo sociale che \u00e8 nel &#8220;tunnel&#8221; della crisi e non solo in Italia. Qui alcuni aspetti sono pi\u00f9 acuti che altrove: qui la difesa della propriet\u00e0 sta assumendo proporzioni catastrofiche e costituisce ormai l&#8217;unica risposta del potere alla disoccupazione. Ma proprio nella misura in cui la crisi ormai investe tutti i campi contaminati dal dominio, tanto pi\u00f9 si evidenziano gli aspetti reazionari del progetto socialista sia maoista sia trotzkysta sia stalinista che conserva i concetti di gerarchia, di <a href=\"http:\/\/ita.anarchopedia.org\/autorit%C3%A0\">autorit\u00e0<\/a> e di stato come parte del futuro post-sivoluzionario e per conseguenza anche i concetti di propriet\u00e0 &#8220;nazionalizzata&#8221; e di classe &#8220;dittatura proletaria&#8221;. <\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: small\">Fino a poco tempo fa i tentativi di risolvere le contraddizioni create nell&#8217;urbanizzazione, dalla centralizzazione, allo sviluppo burocratico, erano visti come una vana controtendenza al progresso &#8211; una controtendenza che poteva essere respinta come chimerica e reazionaria. Quanti parlavano di una societ\u00e0 decentralizzata e di una comunit\u00e0 umanistica in armonia con la natura e coi bisogni degli individui erano tacciati di romanticismo reazionario. Anche nella recente campagna di stampa televisiva contro Azione Rivoluzionari i pennivendoli del regime hanno rispolverato tutto questo apparato critico, sicuramente lette in qualche manuale dell&#8217;attivista delle edizioni Rinascita. Diverso il giudizio del movimento, soprattutto dei giovani. Il loro amore della natura \u00e8 una reazione contro le qualit\u00e0 altamente artificiali del nostro ambiente urbano e dei suoi frusti prodotti. La loro informalit\u00e0 nel vestire e nel comportarsi \u00e8 una reazione contro la natura standardizzata e formalizzata della moderna vita istituzionalizzata. La loro predisposizione all&#8217;azione diretta \u00e8 una reazione contro la burocratizzazione e la centralizzazione della societ\u00e0. La loro tendenza ad evitare la fatica, il loro diritto alla pigrizia, riflette una rabbia crescente verso l&#8217;insensata routine industriale alimentata nella moderna produzione di massa nella fabbrica, negli uffici, nelle scuole. Il loro intenso individualismo, infine, \u00e8 una decentralizzazione di fatto della vita sociale &#8211; una ritirata personale dalla societ\u00e0 di massa. Il movimento sa che i concetti &#8220;romantici&#8221; o se preferite anarchici di una comunit\u00e0 equilibrata, di una democrazia diretta, di una tecnologia umanistica e di una societ\u00e0 decentralizzata non sono soltanto concetti desiderabili ma sono anche necessari, costituiscono le precondizioni oggi della sopravvivenza umana, sono concetti &#8220;pratici&#8221;. Si prenda il caso dei problemi energetici. La rivoluzione industriale ha accresciuto la quantit\u00e0 di energia usata dell&#8217;uomo. Anche se \u00e8 certamente vero che le societ\u00e0 preindustriali poggiavano principalmente sulla forza animale e umana, \u00e8 innegabile in molte regioni europee lo sviluppo di sistemi di energia pi\u00f9 complessi, comportati da un&#8217;integrazione di risorse come la forza dell&#8217;acqua e del vento e una larga variet\u00e0 di combustibili. La rivoluzione industriale ha schiacciato e distrutto questi modelli reginali di energia, rimpiazzandoli prima col carbone e poi col petrolio. Come modelli integrati di energia le regioni sono scomparse e non \u00e8 il caso di ricordare questa rottura nella devastazione di intere regioni e infine nella prospettiva di un esaurimento. Si \u00e8 posti di fronte ad una scelta: da una parte i collettori solari, le turbine a vento e le risorse idroelettriche, se prese singolarmente, non forniscono una soluzione ai nostri problemi energetici, messe insieme come mosaico, come un modello organico di energia sviluppato dalle potenzialit\u00e0 di una regione potrebbero soddisfare i bisogni di una societ\u00e0 &#8220;decentralizzata&#8221; e ridurre al minimo l&#8217;uso dei combustibili dannosi; dall&#8217;altra parte un sistema di energia basato su materiali radioattivi che porter\u00e0 a una diffusa contaminazione dell&#8217;ambiente, dapprima in forma sottile, poi su scala massiccia e tangibilmente distruttiva, con l&#8217;aggiunta di un&#8217;iniezione ulteriore di concentrazione e terrore nel tessuto sociale. Le forze della distruzione e della morte si sono subito schierate per quest&#8217;ultima soluzione, i berlingueriani le hanno seguite a ruota, anzi, in certi casi hanno fatto da portabandiera (a Genova, per la difesa dei livelli &#8220;occupazionali&#8221; i tecnici del PCI sognano un Ansaldo che nuclearizzi tutto il pianeta, una specie di follia omicida che ha costretto i compagni delle BR a rinchiuderne qualcuno all&#8217;ospedale, in osservazione). Tacciando di &#8220;romanticismo&#8221; il movimento possente che si \u00e8 sviluppato negli USA, in Germania e ultimamente anche in Italia contro le basi nucleari, i berlingueriani pensano di farla da realisti, in realt\u00e0 si limitano a far cena dovunque caca il capitale. Se le idee critiche emergenti dal movimento non hanno ancora assunto la forma di progetto alternativo e costruttivo, le ragioni sono varie; innanzi tutto il movimento non si \u00e8 ancora liberato dalle ideologie del passato ma \u00e8 in via di liberazione, in secondo luogo dopo un secolo di &#8220;realismo socialista&#8221; l&#8217;avventurarsi nel regno del possibile \u00e8 un&#8217;impresa psicologicamente ardua, in terzo luogo la perversione delle forze produttive \u00e8 giunta a un tal punto che la &#8220;ricostruzione&#8221; appare un&#8217;opera immane: la distruzione dell&#8217;ambiente naturale e sociale operata dal capitalismo \u00e8 cos\u00ec profonda da ingenerare quasi rassegnazione come di fronte a un processo irreversibile; ma c&#8217;\u00e8 soprattutto una ragione politica: le forze del passato sono bene organizzate e specializzate nell&#8217;arte della morte &#8211; i lager tedeschi fumano ancora. D&#8217;altra parte vi sono ragioni altrettanto decisive per la nascita di questo progetto: se il movimento non sapr\u00e0 proporre a tutto il resto della societ\u00e0 il suo progetto per uscire dalla crisi generale ne sar\u00e0 travolto anch&#8217;esso o, il che \u00e8 lo stesso, le sue idee finiranno coll&#8217;essere pervertite lunga canali putridi (basti pensare alla perversione della spinta sessantottesca nei &#8220;consigli&#8221; fasulli di quartiere, di fabbrica, di scuola ecc., il che, a dire il vero, dimostra che i berlingueriani fanno cena anche dove cachiamo noi). Certamente il nostro metodo di elaborazione non dovr\u00e0 essere quello dei berlingueriani che hanno affidato il loro progetto a medio termine a quattro o cinque &#8220;intellettuali superorganici&#8221; e l&#8217;hanno fatto poi stendere da quel genio leonardesco che \u00e8 Achille Occhetto, col risultato che ora se ne vergognano e lo fanno leggere solo al vescovo di Ivrea. La presenza critica, costruttiva, utopistica \u00e8 una condizione necessaria ma non sufficiente, una tale presenza oggi non pu\u00f2 diventare egemone se parallelamente ad essa non si sviluppa una presenza critica, negativa, distruttiva dei processi in corso. La critica distruttiva, la critica delle armi \u00e8 l&#8217;unica forza oggi che pu\u00f2 rendere credibile e attendibile qualsiasi progetto. Di fronte, il movimento non ha degli interlocutori ma le forze della distruzione e della morte, e quanto pi\u00f9 \u00e8 profonda la crisi economica, sociale, politica e morale tanto pi\u00f9 le forze del passato si uniscono nella stretta finale. Lo Stato, per queste forze, \u00e8 l&#8217;ultima spiaggia; il processo di concentrazione deve essere ormai esteso anche alle idee: la classe dei rinnegati, integrandosi, non pu\u00f2 lasciare spazi all&#8217;opposizione. Checch\u00e8 ne dicano o ne strillino gli occhettiani nostrani (hanno fatto il vuoto attorno a Bologna, inorriditi dalla &#8220;primitivit\u00e0&#8221; delle analisi d&#8217;oltralpe) in Italia come in Germania \u00e8 in atto la formazione di maxipartiti o partiti di regime dove &#8220;pluralismo&#8221; \u00e8 il classico termine orwelliano per indicare la persistenza di bande che vogliono accaparrarsi o conservare TUTTA la gestione di QUESTO sistema. Le forze sociali e politiche sempre pi\u00f9 autonomizzate dalle masse e sempre pi\u00f9 dipendenti dallo Stato non hanno altra arma che il &#8220;consenso&#8221; forzato, imposto col terrore per arginare in qualche maniera l&#8217;antagonismo crescente. L&#8217;originalit\u00e0 della situazione italiana, rispetto a quella tedesca, ad esempio, \u00e8 l&#8217;ampiezza di questo fronte interno, l&#8217;esistenza di un movimento che non isola la guerriglia ma ha anzi un effetto moltiplicatore della sua diffusione. Azione Rivoluzionari \u00e8 nata con un occhio rivolto all&#8217;esperienza della Raf e alle sue analisi dei processi in corso nella Germania Federale e con l&#8217;altro ai caratteri e alle forze del movimento in Italia che non trovano espressione armata nelle organizzazioni che attualmente conducono la guerriglia. E&#8217; una coalizione di forze statutali che va battuta, non una singola forza: le pistolettate contro Ferrero non erano rivolte contro un agente attivo della controguerriglia psicologica, uno dei tanti, ma contro questa coalizione e contro questa campagna di menzogne, calunnie e delazioni con cui si tenta di isolare moralmente e politicamente il movimento, una campagna avviata proprio dal PCI a Bologna e Roma, a sostegno aperto e copertura dei servizi di sicurezza. Lasciare libert\u00e0 di azione a una delle forze della coalizione significa far funzionare questa nel suo meccanismo essenziale, copertura a sinistra del terrorismo di Stato e azione di recupero delle forze sociali esterne, schiacciate dalla concertazione, una volta private della loro espressione politica. L&#8217;opera dei servizi di sicurezza e di Pecchioli per eliminare fisicamente la guerriglia fa tutt&#8217;uno con gli appelli di Trombadori e soci per togliere qualsiasi identit\u00e0 politica ai guerriglieri, insieme costoro preparano il terreno ai recuperatori, alle leghe gialle dei disoccupati, al nuovo movimento universitario di Occhetto, alle serenate ai non garantiti di Asor Rosa. Aguzzini e recuperatori svolgono compiti distinti di un progetto comune, di cui si vedono gi\u00e0 le sembianze nei supercarceri in costruzione. Non a caso l&#8217;eco enorme suscitato dalle pistolettate a Ferrero ha spento l&#8217;eco degli attentati al carcere di Livorno e al supercarcere di Firenze. La nuova coalizione si guarda bene ad ostentare, a ludibrio del terrorismo, i gravi danni subiti da un supercarcere: non \u00e8 ancora giunto il momento di mostrare in pubblico (se verr\u00e0 mai) le uniche creazioni del compromesso storico: i lager dove potr\u00e0 assassinare in silenzio i suoi nemici, come il Germania; per il momento si limita ad ostentare le gambe ferite di un suo pennivendolo. Rifiutare quello che abbiamo definito il mito del proletariato industriale &#8211; classe rivoluzionaria non significa non condividere le azioni volte ad alleggerire la pressione che il capitale esercita sui lavoratori per conservare il proprio dominio; le azioni volte a punire i disciplinatori o a indebolire l&#8217;accumulazione sono fondamentali per permettere alle minoranze rivoluzionarie presenti in fabbrica di prendersi la loro libert\u00e0 di azione, l&#8217;essenziale \u00e8 che ci\u00f2 non costituisca un ennesimo tributo al mito e un pericoloso condizionamento al punto di vista &#8220;operaio&#8221;, col risultato di far funzionare il meccanismo essenziale della coalizione. A quanti arricciano il naso (e sono molti nel movimento anarchico) di fronte alla costruzione di un gruppo clandestino, noi rispondiamo che i pericoli di centralizzazione, burocratizzazione e alienazione storicamente si sono rivelati pi\u00f9 consistenti nelle organizzazioni &#8220;legali&#8221; dove addirittura questi pericoli sono divenuti una solida realt\u00e0. A quanti coltivano ancora illusioni non violente, se le nostre argomentazioni non sono state sufficienti, chiarezza sempre maggiore verr\u00e0 dallo Stato e dal suo apparato terroristico. Per quanto ancora in formazione, le nostre idee organizzative tendono verso un modello noto nel movimento rivoluzionario, sperimentato in Spagna negli anni &#8217;30 e adombrato nei &#8220;collettivi&#8221; e nelle &#8220;comuni&#8221; dei radicali americani: pensiamo a gruppi di affinit\u00e0 dove i legami tradizionali sono rimpiazzati da rapporti profondamente simpatetici, contraddistinti da un massimo di intimit\u00e0, conoscenza, fiducia reciproca fra i loro membri. Sia che nascano su basi locali, dall&#8217;incontro sperimentato e collaudato di varie storie personali, o su basi diverse, i gruppi devono essere mantenuti necessariamente piccoli, sia per permettere quelle caratteristiche sia per garantirsi contro le infiltrazioni. Il gruppo di affinit\u00e0 tende da una parte ad eliminare fra i compagni rapporti di pura efficienza, dall&#8217;altro ad attenuare la divisione schizofrenica fra privato e collettivo, una dimensione che \u00e8 alla base, oltre che delle continue incertezze e degli abbandoni, anche dell&#8217;opportunismo e della non trasparenza nei rapporti fra i compagni. <\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: small\"><strong>Gennaio 1978<\/strong><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: small\"><strong>___________________________________________________<br \/>\n<\/strong><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: small\">fonte:<em><strong> http:\/\/ita.anarchopedia.org\/azione-rivoluzionaria<\/strong><\/em><\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00abLa borghesia pu\u00f2 far esplodere e distruggere il suo mondo prima di abbandonare la scena della storia. Noi portiamo un nuovo mondo qu\u00ec, nei nostri cuori. Quel mondo sta nascendo in questo istante.\u00bb (B. 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